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Aziende tradizionali che producono referenze bio"

Correva l'anno 2012, se non ricordo male; per me erano gli albori dei social network, avevo appena iniziato a comprenderne la logica, ma non potevo neanche intuirne le potenzialità...

Ricordo distintamente di essermi trovata a leggere una sequela infinita di insulti più o meno velati sotto al post pubblicitario di un brand di cosmesi da supermercato molto rinomato. Il succo della questione era che il brand millantava risultati spettacolari con ingredienti di primissima qualità e gli avventori del post controbattevano sulla pessima qualità degli INCI (IN.. cosa???) dei cosmetici menzionati, dell'impiego di sostanze derivate del petrolio, di siliconi ecc ecc. Ricordo di aver pensato: non può essere vero, un'azienda così famosa, blasonata, sul mercato da tempo immemore non può propinare ai suoi clienti dei prodotti che sono addirittura NOCIVI per la loro salute!

Questo, se vogliamo, è stato il mio primo approccio alla cosmesi ecobio... o almeno al concetto di cosmesi ecobio.

Ma veniamo ai giorni nostri, o comunque a tempi più recenti: già ormai instradata al biologico, forte sostenitrice delle piccole realtà sostenibili e solidali, del consumo consapevole e del minore impatto, mi imbatto in un cartellone pubblicitario 6x3 lungo la strada che facevo ogni giorno per tornare a casa dal lavoro; probabilmente era il 2015. Il cartellone pubblicizzava una linea trucco priva di siliconi e parabeni, con un elegantissimo packaging lilla perlescente, di un'azienda specializzata in make-up tradizionale anch'essa molto conosciuta.

A questo punto mi sono indignata: come si permetteva un'azienda da milioni di fatturato a mettere piede su un terreno così delicato, puro, incontaminato come dovrebbe essere quello ecobio? Come poteva un'azienda che guardava solo al guadagno interessarsi all'uso consapevole delle risorse, anche umane, se non e soltanto, allo scopo di guadagnare di più? Ero veramente contrariata e, a dirla tutta, neanche adesso mi piace...

Ma devo dire che col tempo sto rivalutando la cosa. Ho voluto cercare il lato positivo di tutto questo, e il lato positivo di tutto questo è che se le multinazionali si sono, anche se solo per una linea composta da poche referenze, avvicinate al modo di pensare biologico (alcune hanno anche fatto certificare i propri prodotti) vuol dire che la sensibilizzazione ha avuto inizio e si sente, ha un peso. Vuole dire che siamo una buona fetta di mercato che va accontentata e non è più molto importante da chi, è importante il come: con prodotti che facciano bene a noi ma non facciano male all'ambiente, che gli imballaggi siano riciclabili e riciclati, che i rifiuti siano un lontano ricordo. 

Continuerò a preferire le realtà, anche piccole, con un'etica del lavoro e del prodotto, ma sono fiduciosa anche riguardo ai grandi brand, perché con la loro capacità economica potranno sviluppare nuovi prodotti, e con la loro fama, forse, raggiungere e sensibilizzare la popolazione sul tema.

Chi è d'accordo con me?

Ditemi, ditemi... :)

 

 

Valentina _ BioLogicamenteVale

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