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Passaggio al bio, la mia strada verso il benessere

Avevo più o meno 14 anni quando mi sono approcciata per la prima volta al make up. Il mio “strumento di restauro” mi fu fornito dall’ allora imperdibile “Cioè” (per le più giovani, si tratta di un semplice giornaletto che però per noi ragazzine di allora, era come una preziosa enciclopedia interamente incentrata su trucchetti e suggerimenti per affrontare la delicata fase dell’adolescenza anni 90) , che in “omaggio” regalava una matita nera per occhi. Ricordo che io e la mia amichetta del tempo ci mettemmo subito all’ opera per adottare quel sobrio look pantera che bramavamo per sentirci grandi. Dopo aver scartavetrato per bene la rima inferiore dell’occhio con una mina paragonabile alla morbidezza del carbone, avevamo ottenuto un risultato parecchio discutibile, ma avevamo comunque raggiunto il nostro obbiettivo.

Non vi sarà difficile immaginare quanto gli occhi si arrossarono e la produzione di lacrime da riempire il Po' in caso di secca!!

Da quel giorno mi sentivo ormai make up artist affermata, e quindi dovevo sperimentare il più possibile. Si… sono passata anche io dal celestino metallico spatacchiato sull’intera palpebra mobile, dal fondo stile calce due gradazioni di colore più scuro (l’effetto abbronzata faceva figo… secondo me… ), e si… anche dal contorno labbra marrone ben marcato! Fosse solo per “mode discutibili” potrebbe trattarsi di una fase che ogni ragazza attraversa , andando alla ricerca di ciò che realmente la valorizza, ma il problema per me era la risposta che la mia pelle tentava di inviarmi costantemente.

Premetto che a differenza di tante altre non ho mai sofferto di acne, ma nonostante ciò ho capito a mie spese quanto la mia pelle fosse delicata e quanto avesse bisogno di essere trattata adeguatamente. Fino all’ età di 20 anni circa non avevo minimamente idea di cosa fosse un inci, ignoravo completamente le indicazioni dei prodotti e gli ingredienti in essi contenuti. Se un detergente purificante attirava la mia attenzione, magari solo per il packaging o per la profumazione allora “andava bene”, anche se la mia pelle non era affatto grassa!

Da li una serie indefinita di pastrocchi che alla lunga mi hanno portato ad una sensibilizzazione non indifferente.

Raggiungo il culmine un’estate. Una mattina, durante la fase di skincare (che più che skincare era acqua e saponetta “Dove”) noto tutta una serie di micro puntine bianche al centro della guancia sinistra, interamente contornate da un forte rossore e condite da un indicibile prurito. Era chiaro che non potevano restare impunite! Nel giro di pochi minuti le feci fuori, e la situazione divenne immediatamente critica. Il prurito si fece nettamente più intenso, così come il rossore. Vi risparmio la descrizione dettagliata di una cosa vi assicuro poco carina! Capisco subito che forse è meglio recarsi da un dermatologo che con un’occhiata veloce mi da la diagnosi: Herpes.

Per quanto non fossi certamente una laureanda in medicina, sapevo cosa fosse un herpes, ma lo avevo sempre visto sulle labbra. Il medico invece mi spiegò che in rari casi, questo può presentarsi anche sul volto, e nel mio caso aveva segnato tutta la guancia sinistra seguendo il nervo trigemino. Mi prescrive una cura, ed essendo particolarmente esteso mi spiega anche che non sarà del tutto semplice e veloce combatterlo.

Era agosto, ed io che sono siciliana, avrei dovuto rinunciare al sole, al mare e SOPRATTUTTO al make up. Testarda di nascita, potevo mai arrendermi a tutto ciò?

Tutta impettita e fiera mi recai quindi in erboristeria, pronta ad attuare il mio piano “risolutivo”. Avevo letto da qualche parte che esisteva un olio essenziale che pareva avere del miracoloso. Si trattava del “Tea tree oil” , noto per la sua azione antibiotica, antibatterica, antimicotica e soprattutto (nel mio caso) antivirale. Peccato che la me disattenta e pasticciona di allora, aveva completamente sottovalutato il piccolo (MA FONDAMENTALE) particolare della diluizione!! Gli oli essenziali infatti, in particolar modo il Tea tree, non vanno mai, e dico MAI, utilizzati puri sulla pelle, ma sempre necessariamente diluiti (basta ad esempio mischiare qualche goccia di o.e. alla nostra crema viso preferita per ottenere ottimi risultati e soprattutto senza far danni!). Ignorando quindi del tutto la corretta modalità di utilizzo del prodotto finì per versare quasi mezza boccetta da 15ml sulla guancia. “Tanto è Bio! Può fare solo bene!”. Il risultato fu una pesante ustione con un volto degno da protagonista di film splatter. Ero davvero arrivata al limite, e avevo capito che non potevo più scherzare con la mia pelle.

Iniziai a voler capire di più, ad avere sete di conoscenza riguardo al mondo della cosmesi e del make up, rivolgendo particolare attenzione al mondo biologico. Volevo capire come poter aiutare la mia pelle a riprendersi innanzitutto, e a perpetrare in un percorso di cosmetica consapevole.

L’appassionarmi alla biocosmesi fu semplice. Ricordo che trascorrevo le nottate fagocitando ogni informazione, ogni dettaglio relativo alla composizione dei vari prodotti presenti sul mercato. Ho imparato a saper leggere un inci e a conoscere i vari tipi di pelle. Pian piano e con naturalità ero diventata una patita della biocosmesi.

Raccattai tutti i prodotti siliconici che negli anni avevo racimolato (si… ero anche una di quelle capace di tenere un rossetto nel beauty case per 5/6 anni…) e ad essi diedi nuova vita. Il latte detergente era un ottimo smacchiatore per le borse in pelle, l’olio corpo ridava vita ai mobili in legno, lo shampoo se diluito poteva fungere perfettamente da detersivo per la lavatrice e il balsamo da ammorbidente.

Grazie alla biocosmesi avevo imparato anche una nuova filosofia di vita, quella del rispetto dell’ambiente. Probabilmente da sola non avrei salvato il pianeta, ma avrei comunque contribuito a non renderlo peggiore.

Ricordo perfettamente il mio primo acquisto bio: si trattava dell’Emulsione viso preventiva di Biofficina Toscana, delicata e molto leggera sul viso, ma ricca di principi attivi idratanti e lenitivi come la camomilla, l’olio di riso e l’arnica. Alla prima applicazione ero esterrefatta! La mia pelle non trasudava come era solita fare con le migliaia di creme siliconiche che avevo trovato fino ad allora!

Da li l’escalation dei miei acquisti non si arrestò più. Avevo solo un problema: reperire questi prodotti si stava facendo complicato. Nella mia città non esisteva alcun negozio che trattasse prodotti di biocosmesi, benché meno di make up biologico, e si sa che un acquisto corretto è dato dal poter testare i prodotti. Acquistare un fondotinta online senza poterlo swatchare sulla propria pelle per comprenderne il distacco dal proprio incarnato è indubbiamente un azzardo.

Da lì la rivelazione della mia vita: se la montagna non va da Maometto, sarò Maometto ad andare dalla montagna. Era una sera di gennaio del 2015 quando decisi che avrei aperto la mia Bioprofumeria, e che sarei stata io stessa fautrice di una filosofia di bellezza a cui ogni persona (donna o uomo che sia) dovrebbe approcciarsi. Nel giro di un mese e mezzo ero pronta dietro al bancone del mio negozio, carica e felice come mai nella mia vita di poter essere un punto di riferimento per centinaia di donne che si affidavano ai miei consigli. Ho sempre svolto il mio lavoro con immensa passione, ponendo sempre davanti a tutto il rispetto per la persona. Ho rifiutato di vendere un prodotto se non lo ritenevo idoneo per la cliente in persona. Avevo accumulato un bel po’ di esperienza per lasciare che qualcun altro si lasciasse ammaliare dall’estetica di un prodotto piuttosto che dal suo contenuto! Per anni ho seguito tantissime persone nel loro percorso di passaggio alla biocosmesi, percorso questo che va certamente fatto in maniera graduale e studiando la reazione della nostra pelle (o dei nostri capelli) a particolare eccipienti. Non è assolutamente detto infatti che un prodotto bio sia completamente anallergico! Io ad esempio sono allergica allo Squalano vegetale (olio vegetale ottenuto dall’idrogenazione dello Squalene) e l’ho scoperto proprio testando il Siero viso rigenerante di Biofficina Toscana che ne presenta una percentuale al suo interno. Si tratta certamente di un prodotto di elevata qualità e dall’ottima resa, ma ciò non vuol dire che vada bene per tutti. Regola fondamentale è quindi quella di studiare, comprendere e conoscere la propria pelle per poter solo dopo selezionare ciò che più fa al caso nostro. Stessa cosa per i capelli.

Non tengo più il conto di quante persone, utilizzando per la prima volta uno shampoo biologico si siano ritrovate innervosite davanti lo specchio con una chioma non all’altezza dei loro desideri. Ciò accade perché passare da una haircare siliconica ad una haircare biologica non è certo cosa semplice. In questo caso sono richieste pazienza e costanza. Il capello abituato ad essere avvolto dal film siliconico dei più comuni shampoo da supermercato, quando si trova a contatto con lo shampoo biologico rinuncia al classico effetto “Swish” da pubblicità, lasciando l’utilizzatore un po’ perplesso, che il più delle volte rinuncia e torna a gamba tese alle vecchie e comode abitudini. Peccato che non sa cosa si perda! Per ottenere dei risultati ottimali, e dei capelli finalmente visibilmente e strutturalmente sani è necessario dare allo shampoo il tempo di agire e al nostro capello il tempo di abituarsi. La riprova? Chiedete alle persone che ormai da tempo utilizzano prodotti bio se tornerebbero più indietro! La risposta sarà al 100% un bel no secco! Io potrei essere l’esempio lampante anche in questo caso: da quando la mia haircare è votata al bio il mio capello da grasso è diventato normale e riesco a fare lo shampoo solo 2 volte a settimana!!

 In conclusione… da quella terribile matita occhi sono passati tanti anni, e da ragazzina sono diventata una donna. Come allora non rinuncio al make up e mi piace sperimentare , ma a differenza di quegli anni ho qualcosa che molti mi invidiano, ed è la mia pelle, che nonostante le mille disavventure a cui l’ho sottoposta oggi mi ringrazia, e lo fa donandomi un aspetto sano e luminoso… anche senza trucco! ;)  

Anna Gloria

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Commenti: 4
  • #1

    robybeautybio (mercoledì, 30 gennaio 2019 10:12)

    Cara ho appena finito di leggere il tuo articolo e ti faccio i miei complimenti perché è quello che un po’ tutte abbiamo affrontato prina di passare alla cosmesi biologica, sicuramente ognuno con vicende diverse. Mi hai fatto rivivere gli anni in cui anch’io acquistavo il fantastico “Cioè” �
    Non sapevo avessi una bioprofumeria, hai avuto una splendida idea❤️
    Come hai detto anche tu, con il passaggio al bio il consiglio per tutti è quello di avere pazienza e non arrendersi ai primi risultati insoddisfacenti, perché la pelle e i capelli devono abituarsi al cambiamento e fidatevi, il cambiamento sarà eccezionale e non tornerete più indietro!!

    Un caro saluto ��

  • #2

    Anna Gloria (mercoledì, 30 gennaio 2019 10:16)

    Grazie mille Roby! ❤

  • #3

    Amgdjga (sabato, 02 febbraio 2019 23:02)

    cioè!questa estate l'ho acquistato per mia nipote,un tuffo nel passato!quando sono passata al bio ho avuto pazienza,perché come ogni così,bisogna dar tempo per far sì che faccia effetto!all' inizio ho avuto la reazione opposta sulla pelle,capelli ecc,poi dopo tanti anni posso essere soddisfatta per il passaggio al bio,perché i risultati si vedono

  • #4

    Anna Gloria (lunedì, 04 febbraio 2019 10:06)

    Hai assolutamente ragione mia cara! Costanza e pazienza ripagano sempre �� come dicevo nell"articolo all"inizio è proprio normale che pelle e capelli reagiscano così alla mancanza di siliconi... ma dopo... è tutta un"altra storia!!! ❤❤