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Cosa compro: razionalità o istinto?

Dinamiche che influiscono sulle nostre scelte. Siamo liberi o (in) volontariamente orientati?

“Accattatavillo!” esclamava, un volto noto, in una famosa pubblicità degli anni Novanta.

Sono pronta a scommettere che, solo a leggerlo, sapete esattamente di che cosa sto parlando, vi sono venute in mente le immagini, il contesto, lo spot, nonché il PRODOTTO.

Solo un decennio dopo, un professore di analisi di mercato della Rotterdam School of Management, di nome Ale Smidts, conia una definizione dei meccanismi di orientamento alla scelta di acquisto, fondando una nuova disciplina : il neuromarketing, fusione di marketing tradizionale, neurologia e psicologia.

Prima degli studi di Smidts , le imprese , una volta stabilito il lancio di un prodotto, erano solite somministrare questionari di gradimento per conoscere gli orientamenti del consumatore. Eppure, tali analisi, non tenevano conto di fattori emotivi e di derivazione del vissuto personale che pare andrebbero effettivamente, ad incidere sulla scelta di acquisto ( i cd. bias cognitivi che rispondono alla domanda: “Ti piace questo prodotto? Perché?”). Con Smidts si arriva, addirittura, a poter mappare e misurare le onde cerebrali di gradimento, con strumentazioni mediche atte a rilevare le risposte del cervello a delle immagini, capaci di suscitare in noi emozioni tali, da spingerci a comperare quell’articolo.

Ma siamo realmente convinti di essere creature perfettamente razionali? È davvero possibile misurare un nostro gusto, traducendolo in onde cerebrali?!

Nell’era dei social, il neuromarketing ha avuto il suo sbocco più importante nel cosiddetto effetto Baader Meinhoff. Sentite una parola per la prima volta, guardate un’ immagine o una pubblicità ed improvvisamente vi sembra che il mondo intero si sia coalizzato in modo da farvela ricordare ancora e ancora?! Ebbene siete vittime di questo effetto che le aziende, ormai, sono solite utilizzare creando mailing list apposite o messaggi di advertising simili sui vari canali social.

Messa così, sembrerebbe che tutto si possa connettere ad un solo fine: individuare una specie di equazione matematica o di diretta connessione tra stimolo e risposta. Eppure non è tutto così facile, almeno non del tutto.

Sono recenti i casi in cui, campagne pubblicitarie costose e, all’apparenza ben congegnate, abbiano poi, sollevato, non poche polemiche: l’azienda produttrice di gioielli da particolare targeting femminile che veicola un messaggio di svilimento della figura femminile; l’azienda che produce cosmetica bio che, nel lancio della sua collezione, affianca il volto della campagna ad una ben nota ma poco ecofriendly ambassador.

Siamo realmente attirati dai quei piccoli espedienti che d’impatto attirano la nostra attenzione ( una bella vetrina, un packaging accattivante) ma, proprio perché tutto è alla portata di tutti, vogliamo anche sperimentare, toccare con mano ciò che le aziende ci vogliono vendere.

Ed è così che, a voler dare voce ai pareri del consumatore finale, assistiamo alla nascita di nuove figure quali influencers o ambassador, gente comune che, affianca, volontariamente la propria immagine a quella di un prodotto.

Un prodotto, una campagna, per funzionare, deve diventare “virale”, deve essere condivisa, visualizzata; il prodotto deve diventare, per noi, un must have, uno status symbol, qualcosa che, da questo momento deve, necessariamente essere in nostro possesso.

Vorrei, a questo punto, porre a me e a voi, che mi leggete, un paio di domande:

Negli ultimi mesi, avete acquistato un prodotto, solo perché attirati dalla sua pubblicità?

Se sì, su quale canale lo avete conosciuto?

Nella scelta di un prodotto, quanto influisce il parere di un altro?

Nelle scelta di un prodotto, quanta importanza date al packaging?

Fatemi conoscere le vostre risposte e, cercheremo, di approfondire questa tematica insieme.

Vi saluto e alla prossima!

Susanna

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Commenti: 8
  • #1

    Marika P. (mercoledì, 30 gennaio 2019 09:47)

    Confesso.Sono una vittima del neuromarketing :D

  • #2

    Luana (mercoledì, 30 gennaio 2019 10:28)

    Complimenti per l'articolo Susanna.
    Da una vittima del neuromarketing.
    Saluti
    Luana

  • #3

    Antonella (mercoledì, 30 gennaio 2019 15:22)

    Complimenti susanna, purtroppo o per fortuna siamo tutte un po' vittime del neuromarketing.

  • #4

    Valentina (giovedì, 31 gennaio 2019 10:49)

    Un argomento davvero affascinante, degno di essere sviscerato :)

  • #5

    Maddy (giovedì, 31 gennaio 2019 14:59)

    Sinceramente non vengo attirata tanto dalla pubblicità di lancio di un prodotto quanto dalle opinioni di più persone che lo utilizzano! Se l'opinione di più persone è positiva allora sono più propensa a comprarlo. Inoltre il packaging accattivante, anche se semplice, è una particolarità che mi aiuta molto a scegliere! Ottimo articolo!

  • #6

    Valentina (giovedì, 31 gennaio 2019 20:39)

    Bellissimo articolo!leggendolo,mi scopro vittima del neuromarketing!!

  • #7

    Elisa T. (venerdì, 01 febbraio 2019 17:05)

    Bellissimo articolo!
    Piu che dalla pubblicità io vengo attirata dalle recensioni delle persone!!!

  • #8

    Elisa (venerdì, 01 febbraio 2019)

    Io sono moltoaffascinata dal packaging anche se, CERCO, di non fare troppi acquisti inutili (Il maiuscolo vi ha fatto comprendere la grandezza della mia bugia!). Comunque non vedo l'ora di leggere il continuo di questo bellissimo articolo.